Elsa Martinetti, artista sensitiva

elsa-occhialiElsa Martinetti ha dedicato all'arte oltre cinquant'anni di vita e, in arte, non solo si esprime con naturalezza ma ha un posto suo. Artista di razza dunque, essa ha vissuto la sua vocazione con molte sofferenze, e perché, non altrimenti che la maternità, anche la creatività ha i suoi dolori, e soprattutto - in quanto nata a Verres in Valle d'Aosta l'11 dicembre del 1921 - perché giovane donna e artista ad un tempo, in un periodo poco disponibile verso i giovani le donne e gli artisti. Tuttavia, con insospettabile fedeltà al motto ?OMNIUM VICTOR ERIS, SI PATIENS FUERIS? (vincerai tutti, se sarai paziente), scelto nel Seicento da un esponente nobile del suo casato, lavorando duro e - diversamente da quelli che, quando raggiungono la notorietà, sono acrimoniosi e pieni di risentimento per le avversità subite - non ha mai avvilito la sua creatività, ma impegnata a fondo, ha lottato con sensibilità e tenacia per i suoi ideali, continuando a proporre opere di elevata qualità, e, ciò che importa, senza mai dimenticare il piccolo comune che le ha dato i natali, senza mai tra-dire la gente e le tradizioni alpine. Sotto la guida di Italo Mus, quindi vicina alla lezione degli impressionisti, ha dipinto i primi quadri di soggetti montanari, in seguito però ha percepito i drammi incombenti su natura e umanità riuscendo ad esprimerli con l'abilità degli espressionisti. Ha allestito la sua prima esposizione nel 1952, ha poi esposto in Italia, Francia e Svizzera.

?L'Arte ha il dono della Premonizione e della Preveggenza e gli artisti prevedono e intuiscono il futuro? ha scritto, mentre la sua pittura raccoglieva il dramma della distruzione dell'ambiente e le tante catastrofi del sistema biologico-ambientale. Ha avuto percezioni terribili ma, pur senza trattenere il grido più accorato, non ha espresso solo angosce: attenta e equilibrata si è rivelata consapevole di non essere sola ad avvertire quei segnali.

elsa intervistaAveva letto che ?Le "Beau intérieur" est celui vers lequel nous pousse une nécessité intérieure lorsqu'on a renoncé aux formes conventionnelles du Beau. Les profanes l'appellent laideur. L'homme est toujours attiré, et aujourd'hui plus que jamais. par les choses extérieures et il ne reconnait gas volontiers la nécessité du "Beau" conduit à admet-tre comme sacrés tour les procédés qui permettent de manifestar sa personnalité.? e quelle parole di Kandinsky, fin dal 1960, le aveva volute nel catalogo di una sua `Mostra d'Arte". Arte-proposta la sua, e non tensione sensuale e incon-trollato motivo di disperazione; Amédée Berthod aveva colto nel segno la sua poetica scrivendo per la mostra di Gressoney-La-Trinité dell'estate del 1966:
?L'Art de Martinetti est déteriminé autant par les sentimene que par l'intellect. Son style tragique et direct aborde sans hésiter les problèmes avec une force espressive parfois violente. Son expressionisme est à l'origine d'un sentiment réligieux et d'une sensualité primitive. En contact direct avec la nature, elle est une mistyque.?

Senza più perdere di vista quanto allora fu scritto della sua natura artistica, nel luglio 1972, Albino Galvano ritornava sull'argomento nel presentarla a St.-Vincent: ?Giustamente la critica francese ha posto in rilievo nella personalità di Elsa Martinetti questa componente "mistyque" (Berthod), termine che possiamo bene far nostro, purché si sottolinei che, qui, mistico non vuol dire vago o irreale, ma senso vivo e immanente del rapporto delle cose coll'uomo, della capacità per l'artista di leggere nel mondo quelle "correspondances" di cui parlava in un sonetto famoso Baudelaire, un poeta molto amato da Elsa Martinetti.?

Toccherà a lei stessa di ritornare al suo concetto di arte e lo farà, nel 1980 in occasione dell'esposizione di St.-Pierre: ?Che cosa è dipingere se non un atto magico, rito, preghiera? Dipingere è uno stato mentale nel quale si trionfa, nelle giornate buone, si soccombe nelle giornate cattive: dunque, esaltazione e angoscia. I miei colori sono rarefatti, i toni smorzati, il sapore neutro: il mondo dell'occulto mi porta visioni, ombre, trasparenze l'umano è tran-seunte. La mia pittura, inconsueta, provoca talvolta disagio, disorientamento. non dà vacuo piacere, al contrario esprime l'angoscia che porto dentro di me, il presentimento della tragedia incombente. L'artista precorre i tempi, in verità non appartiene al tempo, né alla normale condizione degli individui, per la sua facoltà di mettersi in ascolto delle voci che gli giungono dal passato, dal presente, dal futuro. L'artista vive di intuizioni profonde, che sorgono al di fuori di schemi prestabiliti, si abbandona all'immaginazione per captare attraverso l'inconscio realtà sconosciute. Io cerco di tradurre tutto questo che affiora in forme rarefatte alla mia coscienza, in forme concrete, espressive e leggibili per me stessa e per gli altri, brandelli di realtà occulte, forme di un mondo ignorato. come disse Henry Miller: "L'arte è migliaia di cose diverse per migliaia di individui diversi, come un libro, una scultura, una poesia, una pittura ti dice qualcosa, un’altra niente".?

quadro in manoBen compresa da diversi personaggi (da Attilio Aloisi a Giacomo Borzone, a Giuseppe Maria Musso a Sazio Agnati a Maria Signorelli De Sanctis a Giovanni Enrico a Giacomo Ottavio), l'unanime, progressivo crescendo dei quali trova sintesi in Tersilla Gatto Chanu che per "Tempo contro tempo" (Esposizione realizzata ad Aosta tra luglio e agosto del 1990) così scriveva: ?Allieva di Italo Mus, Elsa Martinetti ha sempre avuto nei confronti del maestro piena autonomia di tematica e moduli espressivi: in una tecnica personalissima, che risolve in effetti di contenuto materiche suggestioni di profondità, ha trovato il linguaggio più atto a tradurre pittoricamente quelle impalpabili "correspondances" di baudelairiana memoria che permeano ogni attimo della sua esistenza, ogni angolo della sua grande casa in mezzo al verde.
Elsa Martinetti non è mai sola, nella solitudine privilegiata ed austera da lei liberamente scelta ed adottata come schema di vita: non foss’altro che per quei favolosi bestiari di radici contorte e rami biforcuti che è andata collezionando negli anni, ed ora popolano ripiani di tavoli e alzate, contendendo lo spazio a curiosi pezzi d’artigianato e fasci di fiori appassiti. Si muove e lavora in stanze piene di libri e di quadri, di fossili e sculture d'avanguardia, di cesti di documenti e carteggi risalenti ad epoche remote, da cui le giungono voci mai morte: e avverte i segni di un tempo non ancor compiuto.
Perché Elsa Martinetti è una sensitiva, possiede, cioè, quella singolare capacità percettiva che consente di captare le impercettibili vibrazioni che da ogni essere irradiano, e per arcane vie percorrono i tempi e gli spazi. In qualche misterioso modo, al di là della materia tangibile e della sua contingente collocazione topica e cronologica (significativa l'assenza di datazione dei suoi lavori), l'artista intravvede, in una diversa dimensione, la realtà occulta che costituisce l'essenza più profonda delle cose e dell'uomo. In questa prospettiva, l'immagine - ritratto, paesaggio o fiore -insensibilmente si trasforma; il segno si fa essenziale, il colore si riduce, i connotati fisici-anatomici o arborei che siano - si trasfigurano, si distorcono, si smaterializzano, in un progressivo processo di interiorizzazione. Dai più segreti recessi di un cuore - talora attraverso una suggestiva resa ?in negativo? - Elsa Martinetti fa affiorare plaghe di luce e di ombra; nella frale bellezza di un fiore sente vibrare il palpito del cosmo. Ma il fiore non è per lei motivo di evasione, come non lo è il ritratto: il suo sguardo si spinge oltre l'immagine visiva, permettendole di recepire e far suoi i malesseri, le inquietudini, le angosce del micro/macrocosmo che l'attornia. Le creature tutte vivono oggi il dramma dell'uomo che si autodistrugge.
elsa recente Elsa Martinetti lo vive con loro, in un coinvolgimento totale, che rifiuta il compromesso di una trascrizione pittorica gradevole ed accattivante. Nei suoi quadri l'affinamento spirituale ed espressivo ha raggiunto una tragica intensità. Le immagini le maturano dentro con tormentosa istanza. Nascono materiale dì pathos. Alberi sofferenti e spettrali si levano in paesaggi sommersi da tenebre permeate di morte, attraverso le quali traspaiono appena, come vaghe parvenze. Fiori malati e stanchi portano il peso d'un oscuro presagio di morte. Una lebbra insidiosa li contagia, li corrode, li sgretola, li sfalda, li frammenta. E da quelle corolle graffiate e sofferenti, divorate e incupite dal loro male segreto, emana un malessere sottile, che insensibilmente si trasmette a chi guarda, e lo co-stringe a piegarsi sull'abisso di desolazione e di morte che potrebbe essere il domani dell'umanità. Elsa Martinetti ha scelto una pittura difficile e scomoda. Viene dai suoi dipinti un appello dolente, che ha la forza coinvolgente di un grido, e più. alto si leva là dove il colore tace, soffocato dalle tenebre del male. è la denuncia coraggiosa e sofferta di un'artista che - per dirla con Albino Galvano - sente l'impegno pittorico "prima ancora come responsabilità morale che come approfondimento estetico e figurativo`: perché per lei "fatto etico e fatto estetico sono una sola cosa, un modo unico di affrontare e di restituire, nelle immagini, la vita??

Forte e gentile, concreta e idealista, noi dobbiamo riconoscere a questa donna la straordinaria potenza del messaggio espressivo. Le dense rivelazioni mate-riche sono nell'imprimitura stessa dei suoi quadri, ma, anche là dov'ella si ci-menta con l'essere più improbabile della speculazione visiva, l'ectoplasma, la sua arte accusa la migliore consuetudine al disegno. Una grafica essenziale che sa essere graffiante e che, forte della sua sintesi, non conosce bassezza né superficialità; infatti in un ritorno elementare è come se agisse per dar testi-monianza al valore demiurgico dell'aria. Il concetto è implicito nella sua affermazione: ?quando in Valle non avevano ancora fatto i trafori, a Verres e solo a Verres il vento era una presenza costante...? Afflato vitale dunque, e questo è arte, poesia, musica. Questa è l'espressione creativa di Elsa Martinetti, nata a Verres da genitori piemontesi e da alcuni anni abitante in un appartamento che si affaccia su una delle piazze più animate della vecchia Torino.

 

Carlo A. M. Burdet





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Qui trovate un articolo dedicato all'arte di Elsa Martinetti (Arte Italiana nel mondo, L'Arte di Elsa Martinetti)

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